·equilibrista·


Sento ancora la tua mano che intreccia la mia,
probabilmente è solo la mia fantasia.

La tua voce è affievolita, non sussurra,
non urla, non tuona, non è più la mia culla.

Sono stata in un posto chiamato nessuno
era bello, era fondo, ero me per qualcuno.

Sono stata preda, nè meno nè più,
è così che vanno le cose a volte quaggiù.

La mia mano non concorda, lei freme
io la dissuado, le dico “dai, non ci tiene”.

Sono solo suggestioni, le ricordo, nulla più
la tua mano è qui da sola, non risponde, fai un po’ tu.

Sei arrabbiata, poi mi chiedo, per la tanta fantasia?
No, io mi rispondo, non è stata una bugia.

Forse l’appartenenza è questa cosa?
Senza vedere, senza capire, sentirsi luna nuova?

Accarezzo la mano, la sento intrecciata
sarà anche irreale ma mi sembra fatata.

Forse sei pazza, mi dico, a volte succede,
poi sorrido allo specchio e so già chi mi tiene.

È questo il legame? Mi sento testarda,
non riesco a capire la mente bugiarda.

Tante emozioni mi han portata fin qua
Ne è valsa la pena? Rispondo: “Chissà”.

Nell’acqua vedevo le mie tante faville
e volevo scoprire le mie e le tue meraviglie.

Non mi pento poi mi dico, in fondo era un bel gioco
ma per me era la vita, non cosa da poco.

La tua voce se n’è andata, lei non comanda più,
le mie dita intrecciate alle tue, fa freddo quaggiù.

Penso sia l’altra mano che suggella la mia
e io mi dibatto nella tanta nostalgia.

Ma quella volta l’ho sentita al cimitero mi tenevi
e io mi sentivo un angelo ai tuoi piedi.

Quanta fantasia mi dico, sei creativa,
ma il passo è breve per andare alla deriva.

Allora sto qui sul mio filo che è sospeso
son nata equilibrista, sotto la terra in alto il cielo.


·equilibrista·

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