·seduta·

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Sono rimasta con la Principessa molto tempo.

E’ divelta, da tanto sangue è uscito dai suoi occhi.

Mi alzo dalla roccia e mi avvicino a lei, mentre le ultime gocce di sangue le rigano la faccia.

“Ehi” – tuona una voce nell’aria, dal sapore maestoso, caldo, imponente.

E’ una voce che sa di sangue, di rapide, di urla.

La Guardia mi accarezza il viso.

“Che fai qui?” – mi incalza dolcemente.

“Asciugo la Principessa che piange sangue” – rispondo.

La Guardia mi sorride teneramente, i suoi capelli aristocratici si muovono a ritmo con il suo volto, gli occhiali le fanno capolino sul naso.

Ho l’aria triste e preoccupata mentre asciugo le guance salate e opache di quella donna seduta sul trono, quando lei piano piano inizia a dissolversi.

Se ne sta andando.

La Guardia mi invita a lasciarla andare.

Osservo il luogo in cui sono, buio e scavato.

C’è solo la Guardia con me.

 

La Principessa non c’è più, di lei è rimasta solo una corona di oro massiccio, pesante e lucido, con qualche rubino incastonato qua e là.

Prendo la corona e ne osservo la fattezza.

La Guardia mi invita ad indossarla, chiedendomi dove voglio andare ora.

Alzo un sopracciglio, ricambiando in modo titubante il suo invito.

“Oh, suvvia!” – mi risponde lei, agguantando la corona e ponendomela sul capo.

Rispondo che voglio uscire dalla grotta.

“Da quella parte?” – mi sfiora con le parole, indicandomi con lo sguardo un punto oltre l’uscita.

“Si” – rispondo.

Esco dal buco nero e umido da cui sono entrata e vedo una prateria incontaminata, di un verde pulito e sgargiante, con solo una panchina al sole.

C’è qualcuno laggiù.

 

Mi avvicino e scorgo un uomo.

E’ bello. Ha mani forti e leggere. Porta gli occhiali. La sua barba mi piace.

Le sue dita somigliano a quelle di un pianista. Il suo profumo mi ricorda l’oceano.

Mi siedo accanto a lui.

L’aria si mescola tra di noi mentre passano gli istanti.

“Vuoi fare quattro chiacchiere?” – mi chiede con curiosità.

“Si” – rispondo.

 

Quell’uomo, sono io.


·seduta·

 

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